http://tribunatreviso.repubblica.it/multimedia/home/2288473

Mr. Berlusconi and his finance minister and chief ideologue, Giulio Tremonti, now have a golden opportunity to build on these succsses by exploiting their huge parliamentary majority  to bring in sweeping supply-side reforms. The question is whether they will take it. The ousting of the far-lef from parliament may risk making confrontations over reforms or spending cuts worse. But if the government succeeds in reforming, our verdict on Berlusconi would have to be tempered by the acknowledgment that even he is capable of improvement. Unfortunately there are ground for scepticism about new government’s reforming credentials.

Mr. Tremonti has taken railing against globalisation as the primary cause of Italy’s (and Europe’s) problems. The Northeren League, wich did well in the election, is even more overtly anti-immigration and protectionist. Mr. Berlusconi’s own words about the future of Alitalia, the country’s sickly airline, suggest that he is keener on state-fostered national champions, however inefficient, than on the discipline of the free market. Indeed he and Mr. Tremonti often prefer to cast blame on the EU, the euro and the European Central Bank than to accept that Italy’ ills are largely home-grown.   

 

The Economist, April 19th 2008

Maggio 14, 2008

Nelle libere società occidentali al potere interessa che la gente non pensi, non senta e, al limite, non abbia più neppure un’interiorità.

Questo obiettivo viene raggiunto promuovendo e attuando il rumore del mondo, ossia quella sottomossione acustico – visiva per cui sempre meno esiste un posto silenzioso e non inondato da immagini che consenta a ciascuno un minimo di interiorizzazione.

Umberto Galimberti

Ritorno dopo una lunga pausa. Ormai da un meso vivo e lavoro a Bruxelles e dopo gli ultimi sviluppi italiani ho serie intenzioni di restarci.

Finché ci sei, ci vivi in quel paese chiamato Italia sai che le cose non vanno benissimo ma tutto sommato, pensi, c’é chi sta peggio. Ti autoconvinci che il tuo Paese é tra i più sviluppati d’Europa, ti inorgoglisce il fatto che l’abbiamo fondata anche noi l’Europa con De Gasperi. E cosi’ continui questo viaggio nel passato glorioso d’Italia fino ad arrivare al Rinascimento, apoteosi del genio italiano che non ha eguali nel mondo. E grazie al ricordo delle glorie passate puoi continuare tranquillamente a vivere il presente.

Ma quando sei all’estero le cose cambiano e paradossalmente anziche’ sentire la mancanza del tuo Paese vivi la strana e brutta sensazione di non volerci più tornare a vivere. E’ esattamente quello che sta accadendo a me.

Pochi giorni fa al risveglio, come tutte le mattine, mentre bevo il mio caffè, rigorosamente espresso (a quello non si puo’ rinunciare, fa parte delle gloriose invenzioni passate) do uno sguardo alla Repubblica da internet (pensando che siamo proprio avanti noi europei che non dobbiamo piu pagare per essere informati) e leggo: ” Tutti contro Travaglio”, approfondisco la notizia e a momenti vomito il caffé. Quali sono i fatti: un giornalista italiano viene accusato da tutte le parti politiche, colui che lo ha intervistato chiede scusa pubblicamente, l’emittente televisiva che lo ha ospitato si dissocia e prende le distanze dalle affermazioni fatte, il Governo annuncia che prenderà seri provvedimenti….tutto cio’ per cosa? per aver detto la verità, la semplice, pura, in questo caso cruda, verità. Renato Schifani (la seconda carica dello Stato italiano) faceva parte, assieme ad Enrico la Loggia, della siculabroker (già il nome…ma noi vogliamo i fatti) una compagnia in cui figuravano Nino Mandalà, futuro boss di Villabate ed altri “illustrissimi” esponenti mafiosi.

Ma il fatto losco non é che il Presidente del Senato ha colluso in passato con mafiosi, dovrebbe esserlo, ma in Italia siamo talmente abituati che non facciamo caso a tali sottigliezze. Cio’ che a momenti mi faceva vomitare l’espresso é il fatto che nessun gironale o qualsiasi altro mezzo di informazione abbia indagato sulla vicenda di Schifani e abbia informato i cittadini, nessun organo ha informato, o meglio tutti gli organi hanno informato troppo ma male, é stata attuata una semplice strategia comunicativa: sono state inondate le testate giornalistiche e i palinsesti TV di informazioni inerenti il fatto ma si é scrupolosamente e coscientemente evitato di parlare del fatto principale: la seconda carica dello Stato italiano ha realmente avuto a che fare con la mafia? Questo gli italiani lo sapranno mai? Ma soprattutto si renderanno conto che la vera notizia che avevano diritto di sapere era questa?