IL KAZAKHSTAN E IL RUOLO GEO-STRATEGICO NEL CAUCASO
Novembre 29, 2007
“E’ il pianeta Caucaso, un mondo a parte, formato da asprezze geografiche, dolcezza naturalistiche, complessità sociali. E da un decisivo ruolo geopolitico e geoeconomico, al centro del passaggio di importanti vie di comunicazione energetica e di progetti ulteriori che attendono da tempo la stabilizzazione politica della regione per essere realizzati”.
(Alessandro Bezzi, Pianeta Caucaso,)
La Caucasia è quella regione divisa tra la sua parte settentrionale al nord del complesso montuoso del Caucaso (la ciscaucasia) di cui il Kazakhstan rappresenta lo stato più grande, e quella meridionale (transcaucasia) formata dalle nuove repubbliche nate dallo sgretolamento dell’Unione Sovietica.
Sgretolamento che ha partorito una miriade di nazionalismi prima soffocati dall’opera di russificazione ed omogeneizzazione della grande madre Russia.
Cailmucchi, adaghi, abchazi, daghestani, circassi, sapsughi, calcari, nogai, osseti, russi. Queste sono solo alcune delle tante etnie che abitano le montagne del Caucaso, una striscia di terra conficcata ad oriente del nostro continente, tra Mar Nero e Mar Caspio, tra la pianura del Don e l’altopiano anatomico, laddove l’Europa si stempera nella grande avventura asiatica. Un autore della metà del XIX secolo, Michael Butowd Andrejkowicz, ironizzava così: “Se chi viaggia nel nostro Caucaso dalle cento lingue si accende la pipa, prima di averla finita ha già attraversato molti Paesi” dialetti, facce, abitudini, sistemi politici, religioni, cucine così diverse da rendere improponibile l’idea di un’entità caucasica comune.
Ai conflitti etnici che dagli anni ’90 in poi sono riesplosi nella regione vanno ad aggiungersi le mire egemoniche dei vicini più grandi, Russia e Turchia in primis ma anche Stati Uniti ed in maniera meno palese l’Europa.
Si parla oggi di grande gioco geostrategico in Eurasia ed in palio ci sono importanti giacimenti di idrocarburi che fanno della regione tra Mar Caspio e Mar Nero una delle più ricche del mondo. Questo gioco ha avuto inizio solo negli anni novanta, prima le ricchezze caucasiche erano appannaggio esclusivamente dell’Unione Sovietica che le faceva confluire sul suo territorio tramite una ramificata rete di pipelies e rotte marittime per poi indirizzarle, e non a poco prezzo, verso l’Occidente bisognoso sempre più di energia.
Ma con la caduta del muro di Berlino e lo sgretolamento dell’Impero sovietico viene a configurarsi una nuova e diversa realtà geopolitica e geoeconomica che comporta oggi le seguenti conseguenze:
1. indebolimento economico e quindi riduzione del peso politico della Russia che vede oggi sottrarsi larghe fette del mercato caucasico e centroasiatico. Tuttavia Vladimir Putin non presenta la stessa arrendevolezza e rassegnazione del suo predecessore Boris Elstin anzi egli sta giocando sino in fondo la sua partita confrontandosi in primis con gli Stati Uniti rispetto ai quali ha il vantaggio di conoscere meglio il proprio cortile di casa. Le dottrine dei due principali rivali verranno approfondite nei prossimi paragrafi.
2. conseguenza dell’indebolimento russo è la crescita di importanza delle ex Repubbliche Sovietiche che consapevoli del proprio peso strategico non si fanno sfuggire l’occasione di aumentare il proprio prestigio internazionale e di alzare la posta in gioco per trarne il massimo vantaggio. A questo proposito Nazarbayev sta attuando una vera e propria politica dei contraccambi.
3. interessamento alla regione di diversi Paesi e multinazionali petrolifere che hanno interesse a far confluire qui i propri investimenti ed a realizzare una più moderna e diversificata rete di trasporto che eviti il territorio russo e che privi Putin del potere esclusivo di aprire e chiudere i rubinetti.
4. si delinea l’opportunità che un’interconnessione economica tra i diversi popoli che abitano la regione possa portare ad una cooperazione tra di essi e quindi ad una stabilità politica degli Stati caucasici che da tempo ormai si confrontano in modo violento senza soluzioni. In questo caso la geoeconomia offre l’occasione da non perdere per influenzare positivamente la geopolitica.
Se dal punto di vista geografico la Caucasia (cis e trans) potrebbe apparire una periferia del mondo, schiacciata com’è tra Europa ed Asia, geo-strategicamente è invece il centro di una partita decisiva. Tra queste montagne e queste gole si giocano le sfide di inizio secolo.
La crescente rilevanza internazionale della regione si è rispecchiata in un deciso incremento della produzione e dell’estrazione delle risorse, particolarmente evidente nelle Repubbliche dell’ex-Unione Sovietica a seguito dell’indipendenza, e soprattutto in Kazachstan, grazie alla realizzazione di alcuni nuovi progetti di sfruttamento relativi ai giacimenti di Karachaganak per ciò che riguarda il petrolio, Kashagan per il gas naturale e Tengiz per entrambi.
Le riserve di petrolio del Kazachstan sono indubbiamente le più vaste del bacino del Caspio, il Kazachstan è l’ottavo Paese al mondo per riserve di petrolio e l’undicesimo per riserve di gas, raggiungendo quasi i 40 miliardi di barili (superiori alle riserve della Nigeria e all’incirca equivalenti a quelli della Libia, entrambi membri dell’Opec), mentre le riserve di gas naturale, pur se meno abbondanti, sono comunque stimate poco al di sopra delle riserve turkemene. Da solo il Paese produce nel complesso circa i due terzi degli idrocarburi prodotti dall’intera regione.
Ciò è stato possibile soprattutto ai massicci investimenti americani, circa 20 miliardi di dollari, più del 60% degli investimenti nel settore degli idrocarburi del Paese è stato effettuato da compagnie americane :
· Chevron Texaco ed Exxon Mobil detengono nel complesso circa il 75% delle quote di partecipazione al consorzio internazionale che nel 1993ha iniziato l’esplorazione e lo sfruttamento del giacimento di Tengiz, il principale giacimento onshore del Paese.
· Exxon Mobil insieme a Conoco Phillips fa parte di un secondo consorzio internazionale, di cui fra l’altro l’italiana Eni costituisce l’operatore unico, dopo che la britannica British Gas ha ceduto la propria quota ai partner nel 2004, costituito per lo sfruttamento di Kashagan, il principale giacimento off shore.
complotto o amnesia??
Novembre 29, 2007
Visti i precedenti è plausibile pensare che tra qualche giorno il leader di (ex?? booo) FI dirà che non ha mai annunciato la fondazione di un nuovo partito e che lui a piazza san babila nell’ultimo mese non c’è neanche mai stato, ma sono i giornalisti ed i mezzi di comunicazione (metà di sua proprietà) che attraverso sofisticate tecnologie hanno confezionato un perfetto fotomontaggio da far sembrare il tutto vero.
In fondo non sarebbe una novità. In Italia due sono le cose, o meglio tre: o spesso giornali e televisioni metteno in bocca all’ex premier parole da lui mai pronunciate, o il soggetto in questione soffre di gravi amnesie, o ancora egli furbamente (ma neanche troppo) aggiusta il tiro in base agli effetti che una sua dichiarazione comporta. Questo lo si può fare una, due, tre volte ma poi si rischia di risultare più ridicoli di quanto lo si sia già.
ad personam si, ad personam no
Novembre 28, 2007
In questi giorni particolarmente convulsi della politica italiana ed in particolare della CdL, la cosa che mi amreggia maggiormente è che gli ex alleati del leader di FI, attraverso interventi pubblici, rinneghino tutto l’operato fatto durante il periodo al potere, e confessino indirettamente(qualora ci fosse il bisogno di conferme) senza pudore di aver appoggiato molte leggi, non per questioni valoriali o per interessi del Paese, ma unicamente per tutelare una persona e le sue aziende. Ma la cosa ancor più grave e triste è che gli italiani, soprattutto coloro che all’epoca diedero il consenso a FI, non si sentano offesi e presi letteralmente per i fondelli. Mi ci sento io che ho sempre saputo che quelle leggi erano ad personam.
“La risposta di Cesa non s’è fatta attendere ed è stata altrettanto velenosa. «Consiglierei a Berlusconi di fare uno sforzo di umiltà – ha affermato il segretario dei centristi – Ciascuno di noi può aver commesso degli errori, ma le principali responsabilità sono le sue perché troppo spesso ha anteposto i propri interessi privati a quelli generali del Paese»” da “Il mattino” del 26/11/2007